Il sospetto della coppia è che qualcosa non sia andato per il verso giusto durante una visita ginecologica a cui la donna si era sottoposta poche ore prima della morte pre-parto del bimbo che portava in grembo

“Essendo in stato di gravidanza avanzato (38° sett.) svolta regolarmente senza alcun problema, il giorno 15.12. u.s., verso le ore 11:30 circa, ci siamo recati presso il GOM di RC – U.O.C. Ostetricia e Ginecologia, per essere sottoposta a visita ginecologica prericovero, già fissata per appuntamento”. Comincia così la lettera denuncia inviata alla stampa da una donna di Reggio Calabria dopo la morte pre-parto del bimbo che portava in grembo e pubblicata da alcuni media locali.

“La visita – prosegue il racconto – è stata condotta dall’ostetrica di turno che dopo aver effettuato i controlli ritenuti dalla stessa sufficienti (ma non esaustivi in quanto non ha ritenuto necessario effettuare il monitoraggio fetale) ha dichiarato che tutto era in regola in quanto non ha riscontrato alcuna anomalia funzionale e che potevamo rientrare a casa, provvedendo a fissare la prossima visita per il giorno 30.12.p.v. (data presunta del parto). È da evidenziare che durante la visita ha ritenuto di effettuare una “manovra” alquanto dolorosa e giustificata dalla stessa necessaria per controllare lo stato dell’utero. Rientrati a casa ho iniziato ad accusare dolori e contrazioni ritenuti normali e preparatori”.

“In serata ci siamo recati al GOM di RC – U.O.C. Ostetricia e Ginecologia, i cui medici di turno hanno constatato che il bambino che portavo in grembo era privo di vita. Allo stato attuale non siamo a conoscenza delle cause che hanno determinato il decesso del bambino ma riteniamo che qualcosa durante la visita del mattino non sia andata per il verso giusto. Ci siamo subito premurati di portare a conoscenza le autorità giudiziarie denunciando formalmente l’accaduto, che hanno già avviato le indagini di rito”.

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