Secondo il giudice, il ritardo nella diagnosi del tumore avrebbe impedito di avviare le terapie necessarie a lenire le gravi sofferenze psicofisiche del paziente, migliorandone così le condizioni di vita residua

Avrebbe sottovalutato i sintomi di un cancro ai polmoni, non avviando la terapia del dolore che, almeno, avrebbe mitigato le atroci sofferenze alla schiena del paziente. Per il ritardo nella diagnosi del tumore, una dottoressa in servizio presso il carcere milanese di opera è stata condannata dal Tribunale del capoluogo lombardo a tre mesi, oltre che al risarcimento dei familiari del detenuto, da quantificare in sede civile.

Il medico – come ricostruisce il Corriere della Sera – era finito a giudizio per omicidio colposo. L’uomo, infatti, era morto a causa della neoplasia all’età di 61 anni nel dicembre del 2014. La condanna, tuttavia, è giunta per lesioni colpose, in quanto, secondo il Giudice meneghino, una diagnosi tumorale più accurata e tempestiva sarebbe valsa al paziente solo il 50% di possibilità di sopravvivere al massimo 2 mesi in più,  ma comunque “avrebbe lenito le gravi sofferenze psicofisiche del paziente, migliorandone così le condizioni di vita residua”.

Decisiva, ai fini del verdetto, la consulenza tecnica dell’accusa in cui si evidenzia come la Tac polmonare, indicata nel diario clinico da un’altra dottoressa ex medico curante dell’uomo, non sia più stata presa in considerazione nelle settimane successive. A detta del perito, l’esame, se eseguito in quel momento, avrebbe “con ogni verosimiglianza condotto alla diagnosi” corretta di carcinoma polmonare, anziché alla diagnosi sbagliata di sospetta fibromialgia.

Solamente dopo più di un mese, in seguito a un malore che aveva reso necessario il ricovero del detenuto in ospedale, una Tac aveva evidenziato la presenza del tumore, ormai a uno stadio talmente avanzato che – come sottolineato dalla pubblica accusa – “non c’erano possibilità terapeutiche se non le cure palliative, tanto che fu impostata una terapia con oppiacei, unico tipo di antidolorifico che rispondeva”.

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