La Federazione dei medici evidenzia come la visita periodica dei medici competenti rappresenti un rischio di contagio reciproco, anche per l’accertata e non indifferente prevalenza di positivi asintomatici

Differire le visite periodiche di routine, effettuate dai medici competenti e alle quali sono sottoposti i lavoratori, alla fine dell’emergenza Covid-19. E’ quanto chiede la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) in una lettera inviata ai Ministri del Lavoro Nunzia Catalfo e della Salute Roberto Speranza.

Il Protocollo d’intesa stipulato il 14 marzo scorso tra le parti sociali per la regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro prevede infatti che la sorveglianza sanitaria periodica non vada “interrotta, perché rappresenta una ulteriore misura di prevenzione di carattere generale”.

Tale misura, tuttavia, non trova assolutamente d’accordo la FNOMCeO, che peraltro sottolinea di non essere stata interpellata in via preliminare – così come neppure è stato per Società e Associazioni scientifiche inerenti alla medicina del lavoro e all’attività professionale del medico competente – per le parti di sua competenza.

“Si fa notare – scrive il presidente della Federazione Filippo Anelli – che fin dall’inizio dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 i medici competenti hanno collaborato in maniera fattiva con i datori di lavoro, cercando di mettere in campo tutti i mezzi necessari per attuare misure di prevenzione, seppur trovandosi a lavorare spesso in ambienti a volte di impossibile sanificazione e privi di dispositivi di protezione individuale. Nella gran parte dei casi si tratta di liberi professionisti che devono dotarsi autonomamente di dispositivi di protezione adeguati in un momento in cui è difficile accedere al loro acquisto”.

La FNOMCeO sottolinea che l’attività di sorveglianza sanitaria, in particolare per le visite periodiche, dovrebbe essere equiparata a quanto è stato espresso per gli ambulatori di medicina generale e di pediatria, con un differimento delle visite ad emergenza terminata ed uniformarsi, quindi, alle indicazioni delle autorità sanitarie nazionali e locali, soprattutto al fine di ridurre la mobilizzazione non necessaria di lavoratori negli ambienti di lavoro, abbattendo il rischio di diffondere ulteriormente l’infezione in ambito professionale e comunitario.

La visita medica periodica, infatti, rappresenta un rischio di contagio reciproco, anche per l’accertata e non indifferente prevalenza di positivi asintomatici.

“La ‘visita medica’, preventiva o periodica o di cambio mansione – prosegue Anelli – è l’atto conclusivo di un accertamento sanitario spesso formato da esami e approfondimenti, il cosiddetto ‘protocollo sanitario in funzione del rischio’. Alla luce delle disposizioni contenute nel DPCM 8 marzo 2020, appare complesso ritenere che il lavoratore possa recarsi in un centro medico, in un laboratorio ad eseguire gli accertamenti specialistici richiesti dal medico competente. Altresì problematico sembra che il medico competente possa procedere alla convocazione del lavoratore per visitarlo ed esprimere il giudizio di idoneità”.

La Federazione dei medici, dunque, ritiene che il suddetto protocollo dovrebbe subire le necessarie modifiche e integrazioni, al fine di stabilire che le prestazioni di sorveglianza sanitaria di cui al D.Lgs. n. 81 del 2008 e s.m.i. siano limitate alle urgenze.

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