Proseguendo nel lungo percorso dello studio delle malattie professionali, riguardo al tema più  recentemente affrontato, quello delle neoplasie professionali, ecco che arriviamo al tema dei tumori professionali radioindotti, la cui identificazione è molto complessa e lascia sempre molti dubbi e perplessità anche dopo avere dato una risposta positiva  oppure negativa circa il riconoscimento dell’an

Prima di affrontare un argomento di tale complessità, i cui studi, al pari dei tumori da agenti chimici, sono in continua evoluzione, ho ritenuto di effettuare un inquadramento generale della fisica delle particelle e della radiobiologia. Questi temi sono molto ben trattati nei testi che si trovano in commercio e sul web (da cui poi ho anche ripreso alcuni passi) ma ritengo che chi legge, anziché interrompere la lettura del Capitolo e dei successivi che trattano il medesimo argomento, avrà la comodità di rammentare ciò che è già patrimonio della propria cultura, le nozioni fondamentali per la comprensione di quanto viene esposto.

A questa sinossi di carattere generale segue pertanto l’esposizione della radio-oncogenesi che, se da un lato è in parte comune alla oncogenesi chimica, da un lato poi se ne discosta per alcuni fondamenti circa il meccanismo di azione delle radiazioni ionizzanti. Alle nozioni di radio- oncogenesi dei paragrafi successivi, in cui vengono riportati alcuni  interventi genuini di esperti della materia, che si raccomanda di leggere più volte per meglio metabolizzarli, seguono informazioni circa gli studi sperimentali fatti dagli animali ed alcune sperimentazioni umane accidentali circa l’effetto sugli umani delle radiazioni ionizzanti. Faccio riferimento agli effetti acuti della esplosione delle bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki sul finire della Seconda Guerra Mondiale, i cui effetti acuti ad alte dosi sono stati estrapolati alle dosi più  basse di radiazioni ma prolungate nel tempo. 

Seguono osservazioni di carattere epidemiologico fatte studiando coorti di persone sottoposte anche per scopo terapeutico alle radiazioni ionizzanti, come nel caso del trattamento della tinea capitis nei bambini, del trattamento della spondilite mediante applicazione di radiazioni. Questi studi hanno evidenziato e confermato che alcuni tessuti sono più sensibili alle radiazioni ionizzanti differenza di altri. Come già è stato detto per la cancerogenesi chimica, la radio-oncogenesi ha confermato che nella eziopatogenesi di un tumore (questa volta radioindotto)  intervengono più fattori: sia del Genoma delle persone sia dell’Esposoma (dove certamente le radiazioni ionizzanti fanno la parte del leone). Infatti, anche in questo caso, lo studio nel tempo delle popolazioni esposte a radiazioni ionizzanti (ad alte dosi per evento acuto o a dosi basse ma ripetute nel tempo) mostra con tutta evidenza che non tutti gli esposti  sono andati incontro ad una neoplasia.

Ho riportato uno studio attuale effettuato sulla rivisitazione delle coorti di sopravvissuti alle esplosioni  delle bombe atomiche (sul finire della Seconda Guerra Mondiale) che dimostra come, a distanza di tempo dalla insorgenza di un tumore primitivo, in sopravvissuti alla esplosione nucleare ed al primo tumore primitivo, alcuni di loro hanno sviluppato un secondo tumore primitivo  (quindi non metastatico ma ex novo) che potrebbe dimostrare due fenomeni di cui l’uno non esclude l’altro: che cioè la dose di radiazione potrebbe avere interessato in modo lesivo più di un organo, più di un tessuto, insomma cellule staminali diversmente dislocate nel corpo umano, oppure che la dose di radiazione ha interessato un soggetto più vulnerabile qualora questi ha manifestato, nel corso degli anni, più di un tumore primitivo. 

Ai fini medico–legali rischiamo di finire nella trappola di escludere il nesso causale in una persona che, da un punto di vista costituzionale, e unitamente ad altri fattori concausali come lo stile di vita, l’ambiente di vita, le abitudini dietetiche e quanto altro, presenta una maggiore vulnerabilità rispetto alla noxa patogena che ci interessa (nella fattispecie l’esposizione alle radiazioni ionizzanti ). Infatti, se nessuno può negare che l’esposizione alle radiazioni conseguenti alla esplosione della bomba atomica sia stata del tutto idonea circa la cancerogenesi del primo tumore primitivo e del secondo tumore primitivo,  di altrettanta evidenza sono i casi in cui ad una esposizione professionale idonea, seguano due tumori primitivi differenti in cui sussiste la probabilità di una origine radiogena per entrambi. Pertanto, pur con i dovuti dubbi e perplessità che suscita tutta questa materia, non si ritiene che l’avere subito il lavoratore esposto a radiazioni ionizzanti più di un tumore, sia un criterio ragionevole da seguire per escluderlo dall’indennizzo sulla base della costituzionalità ad ammalare di neoplasia. 

Questo aspetto poi verrà trattato in modo più approfondito quando sarà affrontato il tema dello studio del nesso causale dei tumori professionali radioindotti. Ho dedicato qualche pagina al problema della cancerogenicità dei proiettili  contenenti uranio impoverito ed alla disputa tra gli studiosi che concerne la cancerogenicità intrinseca dei proiettili contenenti uranio depleto a cui altri oppongono il fenomeno della cancerogenicità determinato dalla liberazione nell’aria di polveri metalliche ultrafini respirabili a causa dell’immenso calore liberato dalla esplosione dei proiettili contenenti uranio depleto (ed aggiungo delle stesse polveri respirabili di uranio depleto). In realtà poi le due tesi contrapposte degli esperti nella materia, che sembrano distanti e diametralmente opposte, nel caso concreto non lo sono. Infatti se è vero che le polveri metalliche ultrafini respirabili si liberano nell’ambiente a causa del calore determinato dallo scoppio dei proiettili contenenti uranio depleto e sono cancerogene, è anche vero che tra quelle polveri  vi sono anche particelle di uranio depleto respirabili.

Rinnovo il ringraziamento a chi manifesta la cortesia di leggere quanto vado scrivendo. 

Dr. Carmelo Marmo

Specialista in Medicina Legale

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