Attesa per novembre la sentenza del processo che vede imputati 5 medici per il decesso di un accademico morto per una emorragia dopo un intervento di asportazione di un tumore nel 2013

Una assoluzione e quattro condanne. E’ quanto richiesto dal Pubblico ministero nell’ambito del processo che vede imputati per omicidio colposo in concorso cinque medici di una clinica romana. I camici bianchi, nello specifico, sono finiti a giudizio per il decesso, nel 2013, di un docente universitario di letteratura francese. L’accademico era morto per una emorragia dopo un intervento per l’asportazione di un tumore.

Secondo l’accusa vi sarebbe stata imperizia per “non aver in presenza di un soggetto sotto terapia anticoagulante, utilizzato tecniche particolari sia strumentali sia mediante apposizione di materiale coagulante nell’operare la coagulazione ottimale del campo operatorio, scegliendo solo di procedere ad una emostasi mediante sutura per compressione ed apposizione di lembo di tessuto adiposo perinatale”.

Inoltre, in base quanto riportato nel capo di imputazione ai professionisti veniva contestata anche l’imprudenza “per aver omesso, dopo l’esecuzione dell’intervento chirurgico, di eseguire un accurato controllo dell’emostasi, considerando l’immediatezza dell’insorgenza dei sintomi e l’origine diffusa del sanguinamento della superficie cruentata”, con il conseguente decesso del paziente “per anemia acuta post-emorragica intervenuta dopo l’asportazione parziale di neoplasia renale e secondaria al sanguinamento del capo operatorio dell’intervento chirurgico”.

Infine, sempre secondo il Pm, si sarebbe ritardato l’esame ecografico dell’addome e omesso di approfondire la causa dell’ipotensione somministrando solo terapia farmacologica. Con il risultato di determinare la condizione di irreversibilità dello shock emodinamico responsabile del decesso.

Come riporta Fanpage, dunque, la pubblica accusa ha chiesto una condanna a 2 anni di reclusione per uno dei chirurghi imputati, l’assistente chirurgo e l’anestesista, e di un anno e 10 mesi per l’altro chirurgo finito alla sbarra; sollecitata invece l’archiviazione “per non avere commesso il fatto” nei confronti di una cardiologa. La sentenza del Tribunale di Roma è attesa per il 21 novembre.

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