Una decisione, basata sul principio di precauzione, dovuta alla mancanza di evidenze relative all’impatto a lungo termine delle sigarette elettroniche sulla salute dei consumatori

Estensione del divieto di fumo anche all’utilizzo delle sigarette elettroniche. Lo ha stabilito la Regione Lazio, in applicazione del ‘principio di precauzione’, con riferimento alle strutture del sistema sanitario regionale e le aree limitrofe. Una decisione che – come spiegato dall’Assessore regionale alla Sanità e all’Integrazione Sociosanitaria, Alessio D’Amato – risale allo scorso ottobre, dopo che l’Istituto Superiore di Sanità ha emanato un’allerta di grado 2 su tali prodotti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha ricordato D’Amato – i prodotti/liquidi di ricarica per le sigarette elettroniche ‘non sono privi di rischi e l’impatto a lungo termine sulla salute e sulla mortalità è ancora sconosciuto’.

Per questo è stato avviato un Tavolo interistituzionale tra Regione Lazio, Dipartimento di Epidemiologia del SSR e Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di favorire il raccordo e la condivisione delle più aggiornate evidenze scientifiche sui rischi collegati all’uso della sigaretta elettronica e l’impatto sulla salute.

Il Tavolo nel documento di revisione ha concluso che ‘la sigaretta elettronica non dovrebbe essere pubblicizzata come un prodotto sicuro per la salute e dovrebbe essere sottoposta, in via cautelativa, alle stesse restrizioni della sigaretta tradizionale’.

“Dobbiamo elevare il livello di guardia a tutela della salute pubblica – conclude D’Amato – soprattutto per gli adolescenti che in modo sempre più precoce vengono fidelizzati anche attraverso messaggi pubblicitari ingannevoli”.

Proprio oggi, 10 gennaio, ricorrono 15 anni dall’entrata in vigore della cosiddetta Legge Sirchia, dal nome del Ministro della Salute che la propose, che vietava il fumo nei locali pubblici chiusi.

Da allora – fa sapere l’Istituto Superiore di Sanità – i tabagisti sono passati da  12.570.000 nel 2005 a 11.600.000 nel 2019, facendo registrare un minimo storico  di 10.800.000 fumatori nel 2012.

Le vendite di sigarette tradizionali sono passate da circa 92.822 tonnellate nel 2005 a circa 67.460 tonnellate nel 2018, con una diminuzione pari al 27,3%. Una diminuzione in parte attribuibile anche all’ingresso sul mercato di nuovi prodotti quali le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato. Nel 2019, il consumo (prevalente o occasionale) di sigarette elettroniche contenenti nicotina ha riguardato il 4,6% dei fumatori, mentre quello di prodotti a tabacco riscaldato il 3,5%.

Gli utilizzatori, abituali e occasionali, di sigaretta elettronica sono l’1,7% degli italiani (circa 900.000 persone). Di questi circa l’80% sono fumatori, dunque consumatori duali che fumano la sigaretta tradizionale contemporaneamente alla sigaretta elettronica; i prodotti a tabacco riscaldato sono utilizzati dall’1,1% degli italiani, ovvero circa 600.000 persone.

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