Delle spese di soccombenza relative ai casi di responsabilità sanitaria si sta parlando anche troppo e ultimamente stanno diventando eccessive. Ma siete sicuri di quelle società che vi promettono la manleva?

Le spese di soccombenza sono un capitolo importante della gestione dei casi di responsabilità sanitaria (o malasanità). Esistono società di servizi che se ne prendono carico insieme a quelle del contributo unificato, di mediazione e del collegio peritale.

Avendo 16 anni di esperienza in tale settore e avendo conosciuto tante società che operano nel settore della responsabilità sanitaria, esistono non poche di queste che si prendono carico contrattualmente delle spese di soccombenza.

MA SIETE SICURI DI TALE MANLEVA?

Sempre a motivo della mia esperienza pluriennale ho constatato che alcune di queste società fanno un gran battage pubblicitario per accaparrarsi clienti e poi ricorrono in tribunale solo con un 696bis poiché, quando gli attori “subiscono una CTU negativa”, non esisterà una ordinanza o una sentenza che possa condannare la parte attrice (il paziente danneggiato o i suoi eredi) alle spese liquidate ai convenuti.

Evidentemente queste società, a fronte di un 696bis negativo, rinunciano alla pratica perché continuare il giudizio significherebbe aumentare il rischio di sopportare queste spese.

Di ciò sono personalmente consapevole in quanto, come medico legale, ho redatto pareri di “procedibilità” in molti di questi casi che sono andati anche molto bene.

Evidentemente chi così si comporta (le società di servizi) ha solo vantaggi pubblicitari, in quanto tale procedura elimina ogni rischio (o quasi) di subire le spese di soccombenza. Dico “quasi” ogni rischio perché può succedere che a fronte di una ctu positiva nel procedimento di 696bis non segua una transazione, con la conseguenza di dover procedere con un 702bis e “scontrarsi” con un rinnovo di consulenza tecnica di ufficio che potrebbe non essere conforme a quella espletata nel 696bis e causare un rigetto della domanda e conseguente condanna alle spese.

Vi sono, invece, altre società che effettivamente procedono in giudizio con una mediazione e una successiva citazione e dunque in un eventuale esito negativo dovranno accollarsi le spese di soccombenza come da impegno contrattuale.

A questo punto vorrei far notare che le società che così operano dovrebbero fare annualmente un accantonamento in bilancio e molte non lo fanno.

Chi firma questi contratti ha la scaltrezza di controllare lo stato di salute di queste società che sono quasi sempre srl con piccolo capitale sociale?

Consiglio spassionatamente di fare questi controlli perché quando un giudice respinge una domanda di risarcimento le spese le mette a carico del paziente o dei suoi eredi e non a carico delle società! Ossia se la società non ha solvibilità potrebbe non poter soddisfare gli impegni contrattuali presi.

Meditate gente, meditate!

Dr. Carmelo Galipò

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