Il piccolo, affetto da una patologia rarissima, è stato dimesso dagli Spedali Civili di Brescia a distanza di un mese da un trapianto di midollo osseo. La struttura sanitaria: le cellule staminali ematopoietiche hanno attecchito

Era l’unico portatore in Italia di malattia rarissima – la Sifd, anemia sideroblastica congenita – con immunodeficienza dei linfociti B, febbri periodiche e ritardi dello sviluppo. Una patologia di cui si registrano appena 20 casi in tutto il mondo. Il piccolo, di appena due anni, un mese fa è stato sottoposto a un trapianto di midollo osseo, dopo un percorso lungo e non privo di imprevisti per la ricerca di un donatore compatibile. Nelle scorse ore è stato dimesso dall’ospedale di Brescia.

L’intervento, eseguito presso l’Asst Spedali Civili, è pienamente riuscito. Le cellule staminali ematopoietiche – fanno sapere dalla direzione della struttura sanitaria – hanno attecchito. “Tutto il team del Progetto Trapianto Pediatrico è felice per la dimissione” ha affermato il dottor Fulvio Porta, direttore del Reparto di Oncoematologia Pediatrica dove ha avuto luogo il trapianto. 

Il piccolo, figlio di una coppia originaria di Napoli, ora dovrà rimanere in osservazione presso una casa-alloggio in città per qualche tempo prima del ritorno definitivo a casa.

“La strada ovviamente è ancora lunga – sottolinea il papà – ma possiamo dire che finalmente è in discesa”. Nella pagina Facebook “Gabry little hero” dedicata alla battaglia del piccolo, la famiglia ha postato un selfie scattato all’uscita dall’ospedale. Una foto che – sottolineano i genitori – ritrae “un bimbo sfiancato, una mamma sfinita ed un papà provato”, ma che racconta una storia che viene vissuta da tante famiglie. “Questa storia racconta di una guerra, molto personale contro un nemico nascosto, ma che può attaccare chiunque. In questa guerra, non è mai scontato l’esito, ma non ci si può esimere dal combatterla”.

“Questo selfie – si legge ancora nel post – racconta di una famiglia che ce la sta facendo e che ha voglia di riprendere in mano la propria vita. Le facce stravolte sono la prova del duro lavoro che c’è alle spalle, perché il trapianto di midollo osseo non è una passeggiata in riva al mare, ma un Everest da scalare a piedi nudi. Quello che non racconta questa foto, però, è che da soli non ce l’avremmo mai fatta. Per sconfiggere questo nemico abbiamo avuto tanti alleati che, con noi, hanno combattuto per quasi un intero anno. Speriamo che la nostra storia positiva possa essere di stimolo e che possa essere contagiosa”.

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