Confermata in Cassazione la responsabilità penale di una donna, accusata di percosse e minaccia per aver assestato uno schiaffo alla figlia

Era stata ritenuta responsabile in sede di merito dei delitti di percosse e di minaccia commessi in danno della figlia, per averle dato uno schiaffo seguito dalla frase “te la faccio pagare quando ti becco senza tuo padre”. Un episodio scaturito, a detta dell’imputata, dal fatto che la ragazza stesse utilizzando il suo Ipad e che si inseriva nell’ambito di un difficile rapporto tra le due.

La donna decideva di rivolgersi alla Suprema Corte eccependo, tra gli altri motivi, che il Tribunale avesse incongruamente sminuito il dato documentale della riscontrata assenza di segni esteriori dello schiaffo – valorizzando, di contro, un dato opinabile, quale quello delle dichiarazioni rilasciate dalla parte offesa ai sanitari circa il fatto di essere stata percossa poco prima dalla madre. Inoltre le espressioni pronunciate sarebbero state prive di qualunque effetto intimidatorio ove contestualizzate nel burrascoso rapporto madre – figlia.

La Cassazione, tuttavia, con la sentenza n. 22045/2020 ha ritenuto il motivo del ricorso manifestamente infondato.

La versione della donna, come sottolineato dagli Ermellini, era smentita dalla ricostruzione dei fatti compiuta tra primo e secondo grado, centrata sulle “concordi dichiarazioni della parte offesa e del padre” e sulla “ammissione della donna di avere tentato di assestare uno schiaffo alla figlia”.

Il tutto considerando anche “il riscontro documentale costituto dal referto medico in cui era riportato che la parte offesa riferì, nell’immediatezza dei fatti, al personale del ‘Pronto Soccorso’ di essere stata colpita da uno schiaffo al volto dalla madre”.

In relazione al reato di minaccia, invece, i Giudici del Palazzaccio spiegano che “le espressioni pronunciate dalla donna dovevano considerarsi come potenzialmente idonee ad incidere sulla libertà morale della figlia poiché dotate di credibilità, riguardo proprio alla violenza usatale dalla madre nella situazione contingente”.

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