L’articolo aggiuntivo presentato come emendamento, del relatore Federico Gelli (Pd) al testo unificato sulla responsabilità professionale del personale sanitario e approvato ieri dalla Commissione Affari sociali della Camera, recita che: «Chi cerca di ottenere un risarcimento per danno dovuto a un atto medico sarà tenuto, preliminarmente, a tentare la via della conciliazione.

Secondo l’articolo, il 7 bis «la partecipazione al procedimento di accertamento tecnico preventivo è obbligatoria per tutte le parti, comprese le compagnie assicuratrici». L’esame della legge mira a disciplinare il contenzioso medico-paziente con l’obiettivo di ridurre la medicina difensiva, spesso interpretata con la paura del professionista di incorrere in denunce e che lo costringe in qualche modo a prescrivere medicinali oltre il necessario. Ad esser approvato oggi anche l’articolo 7 ter, che introduce l’azione di rivalsa da parte della struttura sanitaria nei confronti del professionista. Secondo quanto prevede ora il testo, potrà essere esercitata solo in caso di dolo e colpa grave. La norma prevede un limite economico all’azione di rivalsa, che può essere pari a un quinto della retribuzione, oltre che, per i tre anni successivi al passaggio in giudicato della sentenza, non poter ricevere incarichi professionali superiori rispetto a quelli ricoperti.

Dai sindacati intanto, arriva la risposta sugli orari di lavoro, l’istanza che verrà portata in piazza il 16 dicembre: «No a deroghe ma sì a un confronto, in sede di rinnovo del contratto nazionale, su orari di lavoro e organizzazione». «Stiamo vedendo nelle pieghe del bilancio, e abbiamo già preso questo impegno con le regioni, di poter recuperare più risorse possibile per il rinnovo del contratto dei medici» commenta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.  Chiara la posizione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl al termine dell’incontro con «Aran» in vista dell’entrata in vigore, il 25 novembre, della normativa europea su riposo e orari di lavoro in sanità che prevede il rispetto delle 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore e di non superare le 48 ore lavorative settimanali. “Basta turni massacranti, basta organici risicati, basta disorganizzazione» continuano i sindacati.

«Respingiamo ogni tentativo di addossare al sindacato la responsabilità delle conseguenze di un mancato accordo», aggiungono i sindacati. Responsabilità che invece «devono essere assunte da chi ha ignorato il problema fino a 15 giorni prima della scadenza del 25 novembre, utilizzando l’anno trascorso dall’approvazione della legge non per affrontare i necessari interventi organizzativi e sul personale, ma addirittura per concordare ulteriori tagli al finanziamento del Servizio sanitario. E infine invitiamo Regioni e Ministeri competenti – concludono i sindacati – a vigilare sulla corretta applicazione della normativa su permessi e riposi a partire dal prossimo 25 novembre». «Sono necessarie politiche – ha detto Lorenzin – sia per i precari della sanità, che in questo momento stanno mandando avanti le nostre strutture sanitarie, sia per il turnover». Secondo il ministro questo è un tema di grande importanza».

La spesa sanitaria potrebbe arrivare al 9% del pil così come augura il ministro della Salute, che «se non ci sono soldi non si può rispondere ad una domanda maggiore. Spero che l’aumento del pil – ha aggiunto – sia tale da liberare risorse aggiuntive per il Fondo Sanitario». Per il fondo del 2017 se ne riparlerà  a gennaio e stabilire così l’ammontare proprio sulla base dell’andamento della situazione economica. I sindacati sarebbero fermi su una soluzione che vede il pubblico impiego dividersi in: scuola, sanità, enti locali e P.A. centrale (con dentro ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali).

L’intenzione del Governo, è quella di portare i comparti da 11 a 3: sanità, scuola e il comparto della Repubblica o della Nazione. I sindacati non sembrano pronti ad accogliere questa proposta, qualora fosse ufficialmente messa sul tavolo dall’Aran. E’ possibile quindi che si scontreranno in un braccio di ferro due posizioni diverse, con l’Aran a favore della riduzione a 3 e i sindacati irremovibili sul format a 4. L’obiettivo dell’Aran sarebbe però quello di far fare passi in avanti alla trattativa.

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