La Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni SIMLA e di GIPF (Gruppo Italiano Patologi Forensi), gruppo scientifico affiliato a SIMLA, intervengono sul tema dell’esecuzione degli esami autoptici nei casi Covid19.

Il Ministero della Salute, attraverso una circolare dello scorso 28 maggio ha ribadito l’interesse primario della salvaguardia della salute e della sicurezza dei professionisti sanitari tra cui anatomo-patologi, medici-legali, tecnici di sala ed operatori del settore funerario, anche in questa nuova fase emergenziale, a fronte del possibile rischio di contagio correlato alla esecuzione di esami autoptici su cadaveri positivi al Covid-19.  Un interesse che, in estrema sintesi, subordina l’esecuzione di ogni accertamento autoptico, sia per finalità sanitarie (cosiddetto riscontro diagnostico) sia per scopi di giustizia (autopsia giudiziaria), alla condizione indefettibile che l’indagine possa essere svolta in assoluta sicurezza, da personale protetto con adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale) quali tute protettive, mascherine FFP2 e visiere, in sale settorie debitamente attrezzate che soddisfino tutti i requisiti di categoria BSL3 (Bio-Safety Level). Requisiti questi raccomandati da autorevoli Enti internazionali quali l’OSHA (Occupational Safety and Health Administration) del dipartimento del lavoro statunitense nonché, in Italia, dall’ISS (Istututo Superiore di Sanità).

L’autopsia di cadaveri positivi al Covid-19, infatti, è una pratica diagnostica a potenziale rischio infettivo che deve poter essere svolta in ambienti sicuri, dotati di adeguati sistemi di aereazione a pressione negativa, da esperti edotti dei protocolli procedurali in grado di ridurre al minimo il pericolo di un contagio del personale sanitario e di quello ausiliario.

Sulla carenza di sale settorie dotate dei requisiti BSL3 la SIMLA era intervenuta tempestivamente già lo scorso 4 aprile con nota indirizzata ai Ministri della Salute (On. Roberto Speranza), della Giustizia (On. Avv. Alfonso Bonafede) e degli Affari Regionali (On. Francesco Boccia). Nella nota si invitavano le Autorità ad adottare con urgenza tutti gli adempimenti necessari per l’adeguamento delle sale settorie (almeno una per ogni Comune capoluogo di provincia), agli standard BSL3, al fine di consentire l’espletamento degli esami autoptici, in sicurezza, su tutto il territorio nazionale.

Ad oggi, purtroppo, nessuno tra gli indirizzari – si legge sul sito dell’Associazione – ha ancora dato riscontro a tale nota che, tuttavia, ha dato risultati incoraggianti. Infatti, se ai primi di aprile 2020, le sale settorie di categoria BSL3 in Italia potevano contarsi sulle dita di una sola mano, in poco meno di 60 giorni, queste sono aumentate significativamente di numero.

Tra l’altro, con nota del 24 marzo 2020 indirizzata al Ministro della Salute (On. Roberto Speranza) e al Capo Dipartimento della Protezione Civile (Dr. Angelo Borrelli) il prof. Zoja (Presidente SIMLA) e il prof. Di Vella (Presidente del Gruppo Italiano dei Patologi Forensi) avevano congiuntamente ribadito l’elevato ed imprescindibile valore scientifico dei reperti anatomo-patologici nella comprensione dei meccanismi fisiopatologici della infezione Covid-19. Informazioni queste che nelle ultime settimane sono state diffuse prevalentemente tramite canali social da parte dei pochi professionisti che hanno avuto la possibilità di esaminare pazienti deceduti per Covid-19 prospettando un inaspettato interessamento multiorganico su base vasculopatica.

Si tratta – sottolinea SIMLA – di risultati che necessitano, però, di una approfondita verifica da parte di tutta la comunità scientifica quale quella che usualmente si attua sulle riviste scientifiche ad ampia diffusione, dopo una attenta procedura di selezione e revisione tra pari (peer-review).

Molti, infatti, sono ancora i punti oscuri correlati alle modalità d’infezione, alla sua rapida evoluzione, ai meccanismi di compromissione dell’apparato respiratorio e del sistema cardiovascolare, alle cause della morte. Tutte questioni che potrebbero trovare risposte determinanti solo dopo un sistematico riscontro anatomo-patologico su un numero significativo di vittime, l’unico in grado di dare un rilevante contributo alla pratica medica secondo la famosa locuzione che riconosce nelle sale settorie il luogo dove la morte viene in soccorso alla vita (“Hic est locus ubi mors gaudet succurrere vitae“).

L’Associazione, quindi,  ribadisce il ruolo fondamentale dell’accertamento autoptico, anche sotto il profilo giudiziario.  Infatti, si guarda ancora con preoccupazione alle possibili conseguenze per l’amministrazione della Giustizia e per la salute pubblica in caso di mancato svolgimento, in sicurezza, di una autopsia giudiziaria, con l’ipotesi, non remota, dell’impossibilità di procedere, attraverso la sezione cadaverica, alla raccolta di elementi probatori essenziali per il perseguimento dei reati quali la definizione delle cause e dei mezzi della morte nonché quella, non meno temibile, della riattivazione di focolai epidemici a partenza da centri obitoriali e/o sale settorie per autopsie condotte in violazione delle norme di sicurezza.

Al tal riguardo il Ministero della Salute, con un aggiornamento alla circolare dello scorso 2 maggio ha eliminato la previsione secondo cui si riconosceva all’Autorità Giudiziaria la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere, in tutti i casi in cui gli esami autoptici non fossero strettamente necessari, ed ancora alle Direzioni Sanitarie la discrezionalità nel limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi della causa del decesso.

In particolare, si ribadisce che l’esecuzione delle autopsie nei casi conclamati di Covid-19, deceduti in corso di ricovero come presso il proprio domicilio, deve essere svolta anche in questa nuova fase emergenziale con l’applicazione rigorosa di tutti i protocolli di sicurezza.

Recentemente il problema della carenza di sale anatomiche di biocontenimento necessarie a garantire un regolare svolgimento dell’attività autoptica in tutto il territorio nazionale e, soprattutto, la sicurezza dei professionisti sanitari come del personale obitoriale, ha destato l’interesse dell’europarlamentare Luisa Regimenti. L’eurodeputata si è impegnata a sottoporre la questione anche al Parlamento Europeo allo scopo di stimolare il dibattito a livello internazionale e a prevedere un maggior investimento in queste strutture, quale premessa ineludibile per incrementare le conoscenze sui meccanismi patogenetici del Covid-19.

SIMLA e GIMPF fanno sapere di accogliere con favore l’interesse dell’eurodeputata, fiduciosi che questa problematica possa essere affrontata in maniera più organica, nella sua duplice prospettiva sanitaria e giudiziaria dell’accertamento cadaverico, a vantaggio del solo interesse collettivo. Le due organizzazioni e tutti i medici legali associati “sono pronti a fornire il loro contributo secondo quello spirito di servizio e di collaborazione con le autorità sanitarie e con gli Uffici Giudiziari che contraddistingue tutta la disciplina medico-legale”.

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