Consistente sconto di pena per un automobilista accusato di omicidio stradale; decisiva la terapia farmacologica che l’uomo stava seguendo

E’ di un anno e nove mesi la pena patteggiata da un automobilista indagato per omicidio stradale in relazione al decesso di un 53enne morto in un incidente stradale lo scorso maggio a Genova. Nonostante la chiara responsabilità nella causazione del sinistro, al conducente è stato riconosciuto uno sconto di pena in virtù della terapia farmacologica che stava seguendo per contenere gli effetti del morbo di Parkinson; terapia che – secondo il perito di parte – ne avrebbe provocato una perdita di coscienza temporanea mentre era alla guida, con la conseguente invasione della corsia di marcia opposta risultata fatale per la vittima.

Più specificamente, come riporta il Secolo XIX, il medico legale ritiene che per l’automobilista si sia verificata “l’incontrollabile insorgenza d’uno stato di apnea” oltre a “un anomalo stimolo sensoriale”.

L’invasione della corsia di marcia opposta, nonostante la presenza della doppia striscia continua, sarebbe stata attuata, pertanto, in uno stato d’incoscienza e involontarietà da ricondurre al mix di medicinali (farmaci che regolano il sonno e che gli consentivano di contenere gli spasmi agli arti) che l’automobilista aveva iniziato ad assumere dopo la diagnosi dei primi sintomi della patologia neurodegenerativa.

La terapia, avviata oltre dodici mesi prima del tragico incidente, avrebbe peraltro dato buoni risultati e l’uomo – riferisce il Secolo XIX – guidava regolarmente, dopo una verifica delle sue reazioni svolta insieme al proprio neurologo. L’anomalia della reazione del suo organismo nei minuti antecedenti il sinistro, oltre al fatto che fosse incensurato e non risultassero a suo carico altre violazioni commesse alla guida, gli sono valsi dunque, oltre al consistente sconto di pena, anche il mantenimento della patente, sospesa per 12 mesi ma non revocata.

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