Confermato in appello il verdetto emesso in primo grado nei confronti di due operatori sanitari accusati del decesso di un paziente morto dopo un intervento chirurgico

Sei mesi di reclusione. E’ la condanna confermata in sede di appello nei confronti di due infermieri in servizio nel 2011 presso il reparto di chirurgia del nosocomio di Catanzaro, finiti a giudizio per omicidio colposo in relazione al decesso di un 26enne morto dopo un intervento chirurgico.

In base a quanto ricostruito dal Calabria 7 il giovane si sarebbe recato in ospedale con il padre dopo essere stato visitato dal medico di famiglia che aveva ravvisato delle aderenze all’addome. In ospedale, i medici avrebbero confermato i sospetti del medico curante decidendo di operare. Il ragazzo però non si sarebbe più svegliato dall’anestesia; avrebbe infatti cominciato a espellere una sostanza mista di schiuma e sangue e – riferisce Calabria 7 – nonostante  le richieste di soccorso rivolte ai sanitari dai genitori, gli infermieri e il medico presente in reparto sarebbero intervenuti quando ormai era troppo tardi.

In base a quanto appurato dall’autopsia il paziente sarebbe deceduto per un edema polmonare; il suo cuore avrebbe spesso di battere soffocato dai liquidi.

Le indagini erano scattate in seguito all’esposto presentato dai familiari, poi costituitisi parte civile nel processo. A giudizio davanti al Gup erano finiti due infermieri e due medici, accusati di presunte omissioni, imperizia e imprudenza.

Per i camici bianchi, che avevano scelto il rito abbreviato, la vicenda si è conclusa con un’assoluzione. Per gli altri due operatori sanitari imputati, invece, è arrivata la condanna in primo grado da parte del Tribunale; verdetto confermato senza variazioni nelle scorse ore anche dalla Corte territoriale.

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