Il camice bianco è accusato di omicidio colposo per il decesso di una giovane morta a causa di una ipertermia maligna dopo un intervento nel 2017; il padre della vittima si è costituita parte civile nel processo che si aprirà a giugno

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari ha rinviato a giudizio un medico, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII, accusato di omicidio colposo in relazione al decesso di una dodicenne, morta per una ipertermia maligna dopo un intervento di riduzione di una frattura al femore nel settembre del 2017.

Al camice bianco indagato, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, il Pubblico ministero contesta di aver erroneamente diagnosticato una “tromboembolia polmonare”, nonché di aver “ritardato” di altre tre ore “la somministrazione del farmaco salvavita”.

L’inchiesta avviata dalla magistratura vedeva indagato anche un altro medico anestesista, che ha patteggiato la pena a 14 mesi di reclusione. Era accusato di aver somministrato alla paziente per l’anestesia generale un farmaco controindicato in caso di patologie congenite come quella di cui soffriva la 12enne. Gli esami pre-operatori avevano infatti rilevato alcuni valori alterati “chiaro indice di miopatia” che, interagendo con i farmaci dell’anestesia, avrebbe causato l’ipertermia maligna risultata poi fatale.

Nel processo, che prenderà il via a giugno, si è costituito parte civile il padre della ragazza. Proprio sulla base della denuncia presentata dall’uomo, peraltro, la Procura del capoluogo pugliese aveva aperto un’altra indagine, relativa alla reale disponibilità del farmaco nella struttura ospedaliera, per la quale si è in attesa di fissazione dell’udienza dinanzi al gip. 

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